Questo romanzo nasce da persone vere, ricordi veri e da un’assenza che, più di tutto il resto, è reale: quella di un amico.
Nota dell'autore
In questo romanzo ho mantenuto i nostri nomi e soprannomi reali.
Negli altri libri avevo scelto di cambiarli; qui, per rispetto dell'amico a cui questa storia è dedicata e della memoria condivisa da cui nasce, mi è sembrato giusto lasciarli così come erano.
PREVISTO PER NATALE 26
Non fate finta di essere già tornati
Quattro amici. Una vecchia Michelin. E qualcuno che non può più partire con loro.Ros, Ciano, Zambro e Mirco attraversano Francia, Pirenei e Spagna seguendo una mappa lasciata dal Tizio, l’amico che non c’è più e che continua comunque a comparire tra appunti, battute, deviazioni e ricordi.Non partono per rifare un viaggio già vissuto e nemmeno per trasformare il passato in un santuario.Partono perché arriva un momento in cui continuare a rimandare significa cominciare a tradire quello che si è stati, e forse anche quello che si è ancora.Le persone e molti frammenti di queste vite sono reali. Il romanzo li sposta, li ricompone e li porta altrove.È una storia sull’amicizia, sulla perdita e su una domanda che resta sotto ogni chilometro:si può tornare senza fingere di essere già tornati?
Il secondo volume riprende il filo esattamente dove il primo si interrompe, ma qualcosa è cambiato. La strada continua, gli stessi quattro amici sono ancora lì, eppure ciò che all’inizio poteva sembrare soltanto un viaggio comincia a chiedere risposte che nessuno aveva previsto di dover dare.
Il Tizio continua a essere presente senza esserci: negli appunti, nella vecchia Michelin, nei ricordi che tornano quando meno conviene e in quelle frasi che, dette anni prima quasi per caso, adesso sembrano avere un peso diverso.
Il viaggio non serve più soltanto ad andare avanti. Costringe Ros, Ciano, Zambro e Mirco a guardare ciò che si sono portati dietro, quello che hanno perso e quello che, nonostante il tempo, continua a tenerli insieme.
Nel secondo volume il ritorno smette di essere semplicemente un luogo verso cui dirigersi.
Diventa la parte più difficile del viaggio.
Se il primo volume vive ancora molto di attese, deviazioni e possibilità, nel secondo quelle possibilità cominciano a chiedere una scelta.
Le altre strade non sono più ipotesi da rimandare. Diventano direzioni concrete, e ogni direzione comporta qualcosa che si lascia indietro.
Il tono si fa più netto, ma non perde l’ironia, le paure, le esitazioni e le goffaggini che tengono vivi i personaggi.
Il romanzo arriva alla sua conclusione senza distribuire risposte definitive. Lascia invece una consapevolezza più semplice e più difficile: non sempre tornare significa rimettere piede nel punto da cui si era partiti.
Altre strade è stato pensato fin dall’inizio come un unico romanzo diviso in due volumi. Non sono due storie separate: è la stessa vicenda, lo stesso gruppo di persone, la stessa strada che semplicemente aveva bisogno di più spazio.
Il modo migliore per leggerlo è quindi quello più semplice: cominciare dal Volume 1 e proseguire con il Volume 2. I due libri si richiamano continuamente nei dettagli, nelle frasi, nei ricordi e in piccole scene che tornano assumendo, più avanti, un significato diverso.
Chi ha già letto la trilogia riconoscerà qualche eco, qualche riferimento e un modo familiare di guardare ai viaggi, alla memoria e alle persone. Ma non è necessario conoscere i romanzi precedenti per entrare in questa storia.
Altre strade comincia altrove e può essere letto anche come un nuovo punto di partenza.
«Eppure, mentre rientravo nello studio, mi accorsi che non stavo più pensando alle luci, né alla modella, né al brand, né alla consegna, né al fatto che avevamo ancora quattro cambi da fotografare e una mezza giornata già in ritardo.
«Non fidatevi delle strade grandi.
«A cinquant’anni e passa, dire posso sempre ricominciare era una stupidaggine e una rivoluzione insieme. Ricominciare a fumare, sì, che era una pessima idea. Ma anche ricominciare a fare una cosa inutile, a esporsi, a essere visto, a non comportarsi sempre da amministratore delegato della prudenza..»
Pensavo a una vecchia Michelin aperta sul cofano di una Punto impolverata.
Pensavo alla calligrafia del Tizio.
Pensavo a quella frase.
Non dire a Ros che è una scorciatoia.»«Non fidatevi delle strade grandi.
La ripetevo senza volerlo.
Non fidatevi delle strade grandi.
Era una frase semplice, e per questo fastidiosa. Le frasi complicate puoi smontarle. Puoi dire che sono retoriche, esagerate, costruite. Quelle semplici no. Quelle ti seguono in cucina mentre metti l’acqua nel bollitore. Ti guardano dal tavolo mentre cerchi le chiavi. Entrano nel bagno mentre ti lavi le mani.
Non fidatevi delle strade grandi..»«A cinquant’anni e passa, dire posso sempre ricominciare era una stupidaggine e una rivoluzione insieme. Ricominciare a fumare, sì, che era una pessima idea. Ma anche ricominciare a fare una cosa inutile, a esporsi, a essere visto, a non comportarsi sempre da amministratore delegato della prudenza..»