Nota dell'autore
In questo romanzo ho mantenuto i nostri nomi e soprannomi reali.Negli altri libri avevo scelto di cambiarli; qui, per rispetto dell'amico al quale questa storia è dedicata e della memoria condivisa da cui nasce, mi è sembrato giusto lasciarli com'erano.
Non fate finta di essere già tornati
Quattro amici. Una vecchia Michelin. E qualcuno che non può più partire con loro.Ros, Ciano, Zambro e Mirco attraversano Francia, Spagna e Pirenei seguendo una mappa lasciata dal Tizio, l'amico morto che continua a comparire tra appunti, battute, deviazioni e ricordi.Non partono per rifare un viaggio già vissuto e nemmeno per trasformare il passato in un santuario.Partono perché arriva un momento in cui alcune cose non possono più essere rimandate senza cominciare a mentire a se stessi.Persone e molti frammenti di queste vite sono reali. Il romanzo li sposta, li ricompone e li porta altrove.È una storia sull'amicizia, sulla perdita e su una domanda che resta sotto ogni chilometro:si può tornare senza fingere di essere già tornati?
Il secondo volume riprende il filo esattamente dove il primo si interrompe, ma sposta il baricentro. Se prima tutto sembrava ancora aperto, qui le scelte iniziano a chiedere un prezzo. Non è più possibile fingere di essere altrove, né di poter tornare a un prima che non esiste più.
Le città cambiano insieme a chi le abita: le strade percorse mille volte diventano altre, i bar di sempre smettono di essere rifugi. I personaggi si trovano costretti a guardare in faccia ciò che hanno rimandato: il lavoro che non assomiglia a ciò che sognavano, le amicizie logorate da distanze più interiori che geografiche, i legami familiari che chiedono una presa di posizione.
Non fate finta di non essere già tornati è il volume in cui il movimento si fa interiore: non si tratta più di partire o restare, ma di decidere chi essere davvero nei luoghi in cui si è arrivati quasi per caso.
Le città cambiano insieme a chi le abita: le strade percorse mille volte diventano altre, i bar di sempre smettono di essere rifugi. I personaggi si trovano costretti a guardare in faccia ciò che hanno rimandato: il lavoro che non assomiglia a ciò che sognavano, le amicizie logorate da distanze più interiori che geografiche, i legami familiari che chiedono una presa di posizione.
Non fate finta di non essere già tornati è il volume in cui il movimento si fa interiore: non si tratta più di partire o restare, ma di decidere chi essere davvero nei luoghi in cui si è arrivati quasi per caso.
Se il primo volume è una lunga sospensione, il secondo è il momento in cui le cose si mettono a fuoco. Le altre strade non sono più solo possibilità vaghe, ma bivi concreti, con tutte le rinunce che comportano.
Il tono diventa più netto, a tratti più adulto, senza perdere la tenerezza per le goffaggini e le paure dei personaggi. Qui si chiude il cerchio del romanzo: non con risposte definitive, ma con la sensazione che guardare davvero ciò che si è diventati sia già una forma di ritorno.
Il tono diventa più netto, a tratti più adulto, senza perdere la tenerezza per le goffaggini e le paure dei personaggi. Qui si chiude il cerchio del romanzo: non con risposte definitive, ma con la sensazione che guardare davvero ciò che si è diventati sia già una forma di ritorno.
Altre strade è pensato fin dall’inizio come un unico romanzo diviso in due volumi. Non ci sono spin-off, non ci sono storie parallele: è la stessa traiettoria che ha semplicemente bisogno di più spazio per essere raccontata.
Il consiglio di lettura è semplice: partire dal Volume 1 e proseguire poi con il Volume 2 senza troppe pause in mezzo. I due libri dialogano in modo stretto, si richiamano a vicenda nei dettagli, nelle frasi, nelle piccole scene quotidiane che ritornano trasformate.
Se hai già letto la trilogia, ritroverai alcune risonanze, ma non è necessario averla letta per seguire questa storia. Altre strade può essere anche un nuovo punto di ingresso nel mondo narrativo dell’autore.
Il consiglio di lettura è semplice: partire dal Volume 1 e proseguire poi con il Volume 2 senza troppe pause in mezzo. I due libri dialogano in modo stretto, si richiamano a vicenda nei dettagli, nelle frasi, nelle piccole scene quotidiane che ritornano trasformate.
Se hai già letto la trilogia, ritroverai alcune risonanze, ma non è necessario averla letta per seguire questa storia. Altre strade può essere anche un nuovo punto di ingresso nel mondo narrativo dell’autore.
«Si rese conto che non era il viaggio a mancare, ma la possibilità di raccontarlo a qualcuno che lo avrebbe capito senza bisogno di spiegazioni.»
«La città era sempre la stessa, pensò, ma loro due no. Le stesse fermate dell’autobus, gli stessi palazzi, le stesse luci al neon. Solo che ora sapevano dove avevano finto di tornare.»
«Forse crescere era proprio questo: smettere di cercare una strada giusta per sempre e iniziare a scegliere, ogni giorno, quale deviazione prendere senza chiedere scusa.»
«La città era sempre la stessa, pensò, ma loro due no. Le stesse fermate dell’autobus, gli stessi palazzi, le stesse luci al neon. Solo che ora sapevano dove avevano finto di tornare.»
«Forse crescere era proprio questo: smettere di cercare una strada giusta per sempre e iniziare a scegliere, ogni giorno, quale deviazione prendere senza chiedere scusa.»