Tre romanzi, tre partenze diverse, un’unica domanda: che cosa ci riportiamo davvero a casa quando il viaggio è finito?
Un viaggio vero. Due amici. Una Renault 4. E tutto quello che è rimasto dopo.Estate 1990. Una meta esiste, ma i programmi durano poco.Il viaggio nasce da un’idea abbastanza assurda da sembrare indispensabile: arrivare a Capo Finisterre, sedersi accanto al faro e ascoltare una canzone guardando il sole tramontare sull’Atlantico.Da lì, però, la strada prende il comando. Chilometro dopo chilometro, quello che doveva essere un viaggio verso un punto preciso sulla mappa diventa una successione di deviazioni, incontri, errori, stanchezza, musica, guasti, libertà e giorni che allora sembravano semplicemente giorni e che, molti anni dopo, hanno continuato a chiedere di essere raccontati.Tutto il viaggio è documentato nel diario di bordo scritto durante quei giorni, conservato negli anni e diventato una delle basi del romanzo. È anche il filo che oggi collega il libro al racconto originale del viaggio, ancora presente nel blog.La storia nasce quindi da fatti realmente accaduti. I nomi sono stati cambiati; luoghi, episodi e molte delle persone appartengono invece a ciò che è successo davvero, filtrato inevitabilmente dalla memoria e dal tempo.Più che il racconto di una destinazione, è la storia di un’amicizia e di quell’età in cui il mondo sembra ancora abbastanza grande da potercisi perdere dentro senza preoccuparsi troppo della strada per tornare.Certi viaggi non sono un posto sulla mappa. Sono un modo di guardare il mondo.
Una memoria vera che, a un certo punto, decide di diventare romanzo.Tutto comincia da giorni realmente vissuti, dall’Arezzo Wave, dalla musica, dalle persone incontrate e da una partenza che avrebbe potuto esserci.Poi arriva una telefonata.Da quel momento realtà e immaginazione smettono di camminare su due strade separate e cominciano a intrecciarsi.I personaggi sono reali. Anche molti luoghi, incontri e frammenti di vita appartengono a ciò che è accaduto davvero. Il viaggio, invece, prende a un certo punto una direzione che la realtà non ha seguito.Nove persone, due vecchi Volkswagen e una meta appena accennata attraversano l’Europa mentre amicizie, rapporti, desideri e tensioni cambiano insieme al paesaggio.Non è la ricostruzione fedele di ciò che è successo. È un romanzo nato da persone vere e da una possibilità che, nella realtà, non si è compiuta.Se si cerca una cronaca esatta, probabilmente è il libro sbagliato. Se si cerca qualcosa che assomiglia alla libertà, forse no.
Venticinque anni dopo, la distanza più difficile da attraversare non è quella sulla strada.Gli stessi personaggi si ritrovano molto tempo dopo.Le vite sono cambiate, alcune promesse sono sopravvissute, altre no. Questa volta il viaggio è molto più breve, ma ciò che portano con loro pesa molto di più.È il romanzo più apertamente inventato della trilogia, anche se continua ad appoggiarsi a luoghi, persone e frammenti di realtà. Una parte importante della storia si svolge in un piccolo paese dell’Appennino modenese, tra amici che esistono davvero, strade che conosco bene e un locale in cui torno spesso anche fuori dalle pagine.È proprio da questo intreccio tra realtà e invenzione che nasce la domanda centrale del romanzo: cosa sarebbe diventato quel gruppo se il tempo avesse davvero continuato a lavorare su ognuno di loro?Alcune cose si capiscono subito.Altre hanno bisogno di venticinque anni.
I romanzi della trilogia (e non solo) sono pubblicati da Sin Rumbo Anómalo Edizioni e distribuiti tramite Amazon e presto anche su altre piattaforme on line e in alcune librerie (avendo il codice proprietario sono a catalogo e se non disponibili direttamente in negozio possono essere ordinate). Acquistarli significa sostenere un progetto indipendente: non troverai grandi campagne promozionali, ma libri che viaggiano di mano in mano, di lettore in lettore. Se frequenti fiere del libro probabilmente capiterà l'occasione di conoscersi di persona. Se preferisci le copie cartacee, le edizioni sono pensate per essere lette, sottolineate, portate in zaino o infilate in una borsa da viaggio.
L’Atlantico immenso di fronte
Non era il posto. Eravamo noi
Le cose che non avevamo capito
Ci sedemmo allo stesso tavolo di anni prima, come se bastasse ripetere la scena per riscriverla. I bicchieri erano uguali, le sedie no. Anche noi, a guardarci bene, non coincidevamo più con i ricordi che avevamo dell’altro. Eppure eravamo lì, a chiederci se fosse ancora possibile chiamarci amici.